La gestione strategica dei rischi ESG

La gestione strategica dei rischi ESG

13 maggio 2024

di Alberto MORIANI

Negli ultimi anni, il Global Risks Report del World Economic Forum ha posto una sempre maggiore enfasi sulle questioni ambientali, sui temi sociali e di governance, sottolineandone la loro potenziale influenza sulle performance finanziarie delle aziende e sulla loro reputazione e competitività.

Ciò in ragione della crescente attenzione che investitori, clienti e regolatori stanno rivolgendo agli aspetti ESG nelle loro decisioni di investimento e nell’acquisto di prodotti e servizi.

Come conseguenza di tali tendenze, le aziende stanno acquisendo consapevolezza dell’importanza strategica di gestire in modo efficace queste tematiche e, soprattutto, i rischi che ne derivano.

La spinta delle aziende verso un processo di gestione dei rischi ESG è essenzialmente dovuta a motivazioni derivanti da diversi fattori:

Reputazione e fiducia degli stakeholder: La reputazione è un asset cruciale per qualsiasi azienda. Investire nella sostenibilità e nella responsabilità sociale può migliorare la percezione dell’azienda da parte dei clienti, degli investitori, dei dipendenti e delle comunità in cui opera. In particolare, la gestione dei rischi ESG aiuta a prevenire incidenti e comportamenti che potrebbero danneggiare la reputazione aziendale.

Accesso al capitale: Sempre più investitori stanno considerando i fattori ESG nelle loro decisioni di investimento. Per tale motivo, le organizzazioni che gestiscono in modo efficace i rischi ESG risultano più attraenti per gli investitori responsabili, possono ridurre i costi di capitale e migliorare il proprio accesso ai finanziamenti.

Vantaggio competitivo: I consumatori stanno diventando sempre più consapevoli delle questioni ESG e scelgono sempre più prodotti e servizi da organizzazioni che dimostrano un impegno verso la sostenibilità. Implementare strategie per incrementarla, pertanto, conferisce alle aziende un indubbio vantaggio competitivo. 

Gestione dei rischi finanziari: I rischi ambientali, sociali e di governance possono avere impatti finanziari significativi. Eventi climatici estremi o problematiche legate alla catena di approvvigionamento, ad esempio, possono causare ingenti perdite finanziarie. Una corretta gestione dei rischi ESG aiuta a identificare e mitigare tali minacce.

Compliance normativa: Le normative ESG stanno diventando sempre più numerose e rigorose. Il loro mancato rispetto può essere causa di pesanti sanzioni. La gestione dei rischi ESG aiuta a garantire la conformità alle leggi e ai regolamenti.

Sostenibilità nel lungo periodo: La gestione dei rischi ESG è essenziale per garantire la sostenibilità a lungo termine di un’azienda. Considerare i fattori ESG contribuisce a identificare opportunità di crescita sostenibile e a mitigare le minacce che potrebbero minare la stabilità dell’azienda nel tempo.

I rischi ESG

Ma quali sono esattamente i rischi ESG e come si gestiscono?

RISCHI AMBIENTALI

Rischi conseguenti a cambiamenti e impatti climatici: Le catastrofi naturali legate al cambiamento climatico, come alluvioni, incendi boschivi o siccità, possono danneggiare le infrastrutture, causare ritardi nella produzione e interrompere la catena di approvvigionamento. 

Rischi conseguenti a scarsità e/o scorretto utilizzo delle risorse: La crescente domanda di risorse naturali può portare a una maggiore volatilità dei prezzi e all’accesso limitato a tali risorse. L’uso non corretto delle risorse naturali e delle materie prime, può comportare un aumento dei costi e una maggiore pressione ambientale.

Rischi conseguenti a emissioni di carbonio: Le emissioni di gas serra, dirette o indirette, possono contribuire al cambiamento climatico e portare a costi associati a regolamentazioni più rigorose o a sanzioni.

Rischi conseguenti a normative ambientali: Modifiche alle normative ambientali possono comportare multe e costi aggiuntivi per l’adeguamento alle nuove leggi.

RISCHI SOCIALI

Rischi conseguenti a violazioni di diritti umani: Violazioni dei diritti umani, come la discriminazione o lo sfruttamento, possono avere gravi conseguenze reputazionali e legali, soprattutto con riguardano alle catene di approvvigionamento, più difficili da prevedere e controllare. 

Rischi conseguenti a salute e sicurezza dei lavoratori: Incidenti sul lavoro e condizioni di scarsa sicurezza possono avere conseguenze finanziarie, reputazionali e legali.

Rischi conseguenti a diversità e inclusione: Discriminazioni e mancato rispetto della diversità possono influire sulla cultura aziendale, sulla sua reputazione, sulla produttività e sulla capacità di attrarre e trattenere talenti.

Rischi conseguenti a condizioni di lavoro non etiche: Inadeguate condizioni di lavoro, mancanza di sicurezza e sfruttamento del lavoro minorile (anche nelle catene di approvvigionamento) possono nuocere alla reputazione ed esporre l’azienda a conseguenze legali.

Rischi conseguenti alle relazioni con i fornitori: La dipendenza da fornitori poco etici o poco responsabili può comportare rischi reputazionali e di approvvigionamento (inclusi ritardi nelle consegne o interruzioni).

RISCHI LEGATI ALLA GOVERNANCE

Rischi conseguenti a governance aziendale inadeguata: Cattiva gestione, conflitti di interessi e mancanza di trasparenza possono danneggiare la fiducia degli investitori e degli stakeholder.

Rischi conseguenti a corruzione e frode: Attività illecite all’interno dell’azienda possono portare a sanzioni legali e perdita di reputazione. 

Rischi conseguenti a mancanza di trasparenza: La mancanza di trasparenza e visibilità nella catena di approvvigionamento può ostacolare l’identificazione dei rischi e il modo di affrontarli in modo efficace.

Rischi conseguenti a conflitti di interesse: I conflitti di interesse tra organizzazioni e fornitori possono influenzare la gestione etica e responsabile della supply chain.

Rischi conseguenti a mancata conformità: Non adeguarsi alla continua evoluzione delle normative ambientali, sociali e di governance può comportare costi aggiuntivi e rischi di non conformità.

Il processo di individuazione e gestione dei rischi ESG

In concreto, gestire i rischi, in ottica ESG, significa adottare un approccio strategico e proattivo finalizzato a identificare, valutare, mitigare e monitorare i rischi associati a questi fattori. 

Tale processo si sviluppa attraverso le seguenti fasi:

A) Identificazione dei rischi 

Il primo passo consiste nel riconoscere e comprendere la tipologia di rischi ESG cui l’azienda e le sue attività possono essere esposte. 

Ciò comporta effettuare un’analisi dettagliata delle operazioni, delle politiche aziendali, della catena di approvvigionamento e delle dinamiche di settore, finalizzata ad individuare potenziali aree di esposizione ai rischi ESG.

Tale analisi avviene attraverso:

Esame delle operazioni e della catena di approvvigionamento: Effettuare un’analisi approfondita delle operazioni aziendali e della catena di approvvigionamento consente di identificare le attività, proprie o dei fornitori, che potrebbero comportare l’esposizione a rischi ESG (ad esempio, operazioni in aree ad alto rischio ambientale o forniture da paesi con condizioni di lavoro precarie possono rappresentare rischi).

Coinvolgimento degli stakeholder: Raccogliere informazioni e ascoltare le preoccupazioni dei propri stakeholder rilevanti, inclusi clienti, dipendenti, investitori, regolatori e comunità locali contribuisce a rivelare la presenza di potenziali rischi ESG nei quali l’azienda potrebbe incorrere.

Costante monitoraggio delle tendenze globali: Leggi e regolamenti sono in continua evoluzione. Non tenersi aggiornati e non monitorare le tendenze globali in materia di ESG può portare gravi conseguenze sulle attività aziendali.

Valutazione dei rapporti ESG: Esaminare e comparare i bilanci ESG delle organizzazioni del proprio stesso settore può rivelare rischi e opportunità comuni e best practice.

B) Valutazione dei rischi

La valutazione dei rischi ambientali è un processo fondamentale della gestione sostenibile e della responsabilità ambientale dell’azienda. 

Come secondo passo, identificati i rischi ESG, è necessario valutarne potenziali impatti e probabilità di accadimento. La valutazione può essere quantitativa o qualitativa e serve a stabilire una priorità tra i rischi e a identificare quelli più rilevanti per l’azienda da trattare con priorità.

La valutazione dei rischi si sviluppa attraverso:

Identificazione dei potenziali impatti ambientali: Individuare le attività, i processi e le operazioni aziendali che potrebbero avere un impatto sull’ambiente (ad esempio: emissioni atmosferiche, scarichi di acque reflue, gestione dei rifiuti, utilizzo delle risorse naturali, impatto sulla biodiversità, ecc.).

Valutazione dell’importanza degli impatti: Valutare l’importanza degli impatti considerando fattori, quali: l’entità dell’impatto, la sua durata, la sua reversibilità e la sua potenziale gravità. All’esito, assegnare priorità e risorse da destinare alla mitigazione dei rischi più critici.

Identificazione dei fattori di rischio: Per ciascun impatto ambientale individuato, identificare i fattori di rischio specifici ad esso associati. (Ad esempio, per ciò che concerne le emissioni atmosferiche, i fattori di rischio potrebbero includere le normative ambientali vigenti, la tecnologia utilizzata, le condizioni atmosferiche locali, ecc.).

Valutazione della probabilità di accadimento e dell’entità del danno: Con l’ausilio di strumenti quali: modelli di rischio, dati storici, consultazione di esperti e altre fonti di informazione, si stima la probabilità di verificazione degli impatti e l’entità del danno che essi causerebbero qualora si verificassero. 

Classificazione dei rischi: I rischi così individuati e valutati vanno classificati (“elevati”, “medi” o “bassi”) in base alla loro probabilità di accadimento ed all’entità del danno. 

Sviluppo di piani di mitigazione: Dopo aver identificato e classificato i rischi, dovranno essere sviluppati specifici piani di mitigazione che includano azioni concrete (anche e, soprattutto, preventive) per ridurre la probabilità di impatti ambientali e mitigare il danno qualora si verificasse.

Monitoraggio e reportistica: L’efficacia delle misure di mitigazione andrà costantemente verificata attraverso l’implementazione di un sistema di monitoraggio periodico che dovrà includere la valutazione dei rischi ambientali e la redazione di report interni ed esterni a dimostrazione del costante impegno dell’azienda nella gestione ambientale responsabile.

Conformità normativa: Il rispetto delle normative costituisce il requisito principale per una corretta gestione dei rischi ambientali. Pertanto, andrà costantemente garantita la conformità dei processi e delle attività alle vigenti normative ambientali, locali, nazionali e internazionali.

C) Pianificazione di strategie di mitigazione dei rischi

Un corretto ed efficace processo di gestione dei rischi ESG comprende lo sviluppo e l’implementazione di strategie di mitigazione dei rischi. 

Queste strategie possono includere:

Implementazione di politiche e procedure ESG: Creare politiche e procedure interne per affrontare i rischi ESG riferite ad aree quali: l’ambiente, i diritti umani, la salute e la sicurezza, la diversità e l’inclusione, la trasparenza e la gestione della catena di approvvigionamento.

Programmi di formazione e sensibilizzazione: Garantire ed assicurare che i dipendenti siano costantemente e adeguatamente formati e resi consapevoli dei rischi ESG e delle politiche aziendali correlate può contribuire a prevenire comportamenti che potrebbero esporre a rischi.

Piani di integrazione dei fattori ESG nelle decisioni aziendali: Assicurarsi che i fattori ESG siano sempre considerati nelle decisioni aziendali, incluse quelle riguardanti investimenti, acquisizioni, sviluppo di prodotti e pianificazione strategica.

Revisione periodica della catena di approvvigionamento: L’attenzione a fattori e rischi ESG deve essere estesa a tutta la catena del valore di un’azienda. A tal scopo andranno implementate e rafforzate le pratiche di valutazione e gestione della catena di approvvigionamento, invitando i fornitori al rispetto delle norme ESG e collaborando con loro per improntare adeguate politiche di gestione.

Comunicazione trasparente: Comunicare, internamente ed esternamente ed in modo trasparente, gli sforzi effettuati dall’organizzazione per mitigare i rischi ESG e promuovere la cultura della sostenibilità. Tale comunicazione potrà avvenire tramite report ESG, comunicazioni esterne e dialogo con gli stakeholder.

Strategie per implementare la cultura ESG 

Individuare e gestire correttamente i rischi ESG richiede lo sviluppo, a monte, di una cultura e di processi aziendali che siano coerenti con gli obiettivi di sostenibilità. 

Per essere ESG compliant, pertanto, le aziende dovranno:

Gestire e rispettare i nuovi obblighi: I cambiamenti normativi hanno reso la gestione della sostenibilità sempre più complessa, richiedendo alle organizzazioni un costante adeguamento ai molteplici obblighi in essere.

Garantire l’esecuzione periodica analisi di materialità: L’analisi di materialità costituisce uno strumento chiave per identificare e dare priorità alle questioni ESG più significative per le organizzazioni, sulla base della valutazione di rischi, delle opportunità e degli impatti.

Adeguare la rendicontazione ESG ai nuovi requisiti: Per adeguare la rendicontazione ESG ai nuovi standard occorre sviluppare, calcolare, consolidare e diffondere nuovi indicatori in grado di raccogliere e analizzare dati provenienti da diverse fonti (finanziarie e non) da utilizzare, ad esempio, come base di riferimento per le decisioni di investimento. 

Migliorare la sostenibilità lungo tutta la catena del valore: Essere sostenibili significa estendere la sostenibilità alla propria catena del valore. Per garantire ciò, sarà necessario estendere la responsabilità aziendale oltre le proprie operazioni dotandosi di strumenti di valutazione e di monitoraggio dell’impatto ambientale e sociale di fornitori, subappaltatori, società partecipate, ecc.

Sviluppare misure per contrastare il cambiamento climatico: Le normative ESG promuovono modelli produttivi orientati verso il livello di emissioni zero. In tale ottica le aziende dovranno strutturare processi per analizzare, quantificare, gestire e riferire sui loro impatti climatici.

Garantire la privacy e la sicurezza delle informazioni: Il costante rispetto della privacy e della sicurezza dei dati e delle informazioni devono sempre essere garantiti nonostante la continua evoluzione dei processi digitali.

Incrementare la digitalizzazione ed il controllo sulle informazioni ESG: La rendicontazione delle informazioni ESG è in costante evoluzione. Le organizzazioni dovranno garantire il loro adeguamento ai nuovi indicatori e alle modalità di trasmissione dati, dotandosi di più solidi strumenti di controllo interno che garantiscano la trasparenza, la qualità, l’integrità e l’accuratezza delle informazioni raccolte e fornite.

Promuovere una cultura ESG e adeguare il modello di governance: Il rispetto dei requisiti normativi non potrà essere efficacemente garantito in assenza di una solida cultura e di modelli di governance orientati ai fattori ESG. In tale ottica, le organizzazioni dovranno diffondere e promuovere la sostenibilità a tutte le loro diverse aree, organi e livelli, introducendo il perseguimento degli obiettivi ESG nei sistemi di remunerazione, implementando campagne di sensibilizzazione, sviluppando e aggiornando le politiche aziendali e la formazione.

Strategie per implementare la cultura ESG nella supply chain

Per evitare impatti negativi sulla reputazione e sulla redditività delle organizzazioni, la cultura della sostenibilità dovrà essere estesa alla loro catena di fornitura. 

A tal fine, le organizzazioni potranno implementare le seguenti strategie:

Valutazione dei fornitori: Adottare un sistema di valutazione e selezione dei fornitori che tenga conto delle loro performance ESG.

Monitoraggio e audit: Implementare programmi di monitoraggio e audit per garantire che i fornitori rispettino gli standard ESG concordati.

Collaborazione con i fornitori: Collaborare con i fornitori per migliorare le loro pratiche ESG e promuovere la sostenibilità lungo l’intera catena di approvvigionamento.

Diversificazione della catena di approvvigionamento: Diversificare la catena di approvvigionamento per ridurre la dipendenza da un singolo fornitore o regione geografica.

Trasparenza: Comunicare in modo trasparente con gli stakeholder sulla gestione dei rischi ESG (propri e della propria supply chain) e sui progressi compiuti nella loro mitigazione.



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