ESG Finanza Sostenibile

La gestione sostenibile della finanza e della compliance aziendale

1 marzo 2023

di Alberto MORIANI

Nel 2020, il mondo finanziario si accorse che esisteva un nuovo paradigma di valutazione che imponeva una grande trasformazione.

Il punto di svolta, fu quando Larry Fink, AD del più grande fondo d’investimenti al mondo (BlackRock), scrisse una lettera agli amministratori delle società in cui BlackRock aveva investito, dichiarando che il fondo avrebbe votato contro le politiche societarie non sufficientemente attente ai temi della sostenibilità.

Da quella lettera è iniziata una nuova era per gli investimenti che ha generato una crescita tumultuosa di quelli di stampo sostenibile.

Il mondo finanziario ha elaborato nuovi criteri per l’analisi degli investimenti, che incorporassero metodologie sostenibili, conducendo le aziende sulla strada della sostenibilità, attraverso l’offerta di credito a condizioni interessanti a fronte di progetti in linea con le mutate tendenze.

Di conseguenza, al fine di rendersi più appetibili agli occhi degli investitori finanziari, sempre più attenti a tali fattori nelle loro scelte di investimento, le aziende hanno iniziato ad interrogarsi su come valorizzare e comunicare le proprie iniziative sostenibili e su come difendersi dai rischi legati ai fattori ESG.

Dotarsi di un rating ESG

Esiste un legame tra sostenibilità e creazione di valore dal momento che, investendo in progetti sostenibili, le aziende possono avere una visione di lungo periodo, minimizzare i rischi ed essere maggiormente appetibili per il mondo finanziario.

Presto alcuni fondi internazionali di investimento si rifiuteranno di investire nelle aziende che non hanno integrato nella loro strategia i temi della sostenibilità e che non sono in grado di rendicontare su questi temi.

Il rating di sostenibilità (o rating ESG) è un giudizio sintetico, espresso da un ente indipendente, che misura la capacità dell’azienda di gestire adeguatamente le tematiche di sostenibilità, finalizzato a meglio comprendere se e in che modo essa sarà in grado di perseguire un successo sostenibile nel lungo periodo e identificare rischi e opportunità legati alla sostenibilità.

La valutazione si basa sulla verifica quali-quantitativa di quanto l’azienda è esposta a fattori di rischio ambientali, sociali e di governance.

I principali contenuti dell’analisi di rating ESG sono:

✓ Ambientali:

  • verifica della quantità di emissioni di gas serra;
  • verifica delle emissioni in aria di ossidi di azoto, ossidi di zolfo e altri
    inquinanti atmosferici pericolosi;
  • consumi energetici e utilizzo di energia rinnovabile;
  • consumi di acqua ed emissioni in acqua;
  • rifiuti, loro trattamento e riciclo; quantità di rifiuti tossici.

✓ Sociali:

  • diversità e inclusione;
  • remunerazione equa;
  • parità di genere;
  • lavoro minorile, lavoro forzato e diritti umani (attività e fornitori esposti a
    potenziali rischi in merito);
  • salute, benessere e sicurezza dei collaboratori (numero di incidenti,
    malattie professionali, attività di formazione, episodi di discriminazione,
    livelli salariali equi, assenteismo e turnover, libertà di associazione);
  • percentuale di collaboratori coperti da accordi collettivi.

Governance:

  • qualità degli organi di controllo e di governo;
  • composizione del consiglio di amministrazione e dei comitati (esperienza,
    competenze, indipendenza, diversità, rispetto degli azionisti di minoranza);
  • comportamenti etici;
  • presenza di codici anticorruzione, codici etici e struttura dei relativi
    controlli;
  • remunerazione degli organi di governo e dei manager;
  • allineamento dei sistemi di remunerazione con obiettivi di performance di
    lungo termine.

Tutti i contenuti raccolti vengono analizzati per capire se e dove azienda è esposta a rischi che possono generare costi inattesi nel medio-lungo termine oppure se, al contrario, è in possesso di requisiti competitivi produttivi di valore.

Al termine del processo di valutazione del rating, l’azienda sarà classificata con un indice che verrà utilizzato dai finanziatori e dal mercato come indicatore di performance rispetto alle tematiche ESG.

Chiaramente, non potrà ritenersi sufficiente avere un buon rating, ma sarà necessario pianificare una strategia con azioni di mantenimento e miglioramento sui temi, aggiornando i dati e le informazioni per confermare e, possibilmente, migliorare, le valutazioni precedentemente assegnate.

Comunicare la propria sostenibilità a investitori e stakeholder

La forma comunicativa più diffusa è senza dubbio costituita dal bilancio non finanziario (DNF, Dichiarazione Non Finanziaria) o report di sostenibilità che contiene tutte le opportune informazioni riguardanti i temi ESG ed, in particolare, quelle sui temi ambientali, sociali, attinenti al personale, al rispetto dei diritti umani, alla lotta contro la corruzione e alla politica in materia di diversità.

La DNF, nella maggior parte dei casi redatta seguendo le indicazioni degli standard di rendicontazione del GRI Global Reporting Initiative, può essere inserita nella relazione sulla gestione del bilancio finanziario oppure può costituire un documento distinto, che tuttavia deve comunque essere certificato da un revisore esterno.

In tale documento, l’azienda dovrà identificare innanzitutto i propri temi materiali, quelli cioè che hanno un significativo impatto economico, ambientale e sociale in capo all’organizzazione e che influenzano in modo profondo le valutazioni e le decisioni degli stakeholder.

La redazione del bilancio non finanziario costituisce una credenziale che fornisce un’immagine completa dei temi sostenibili rilevanti di un organizzazione, approfondisce i potenziali impatti delle attività aziendali e descrive come questi verranno gestiti, valutando lo status quo e le prospettive contenute nei piani di sviluppo.

Consente, inoltre, di disporre di un set di informazioni non finanziarie utili a conoscere le attività dell’azienda rispetto all’ambiente in cui opera, al capitale umano, alle relazioni con finanziatori e comunità, indispensabile per valutarne appieno le prospettive.

I benefici derivanti dal report di sostenibilità sono tali che anche aziende non tenute a redigerlo sono spinte a farlo perché lo considerano un utile canale di comunicazione con tutti gli stakeholder.

Ciò è tanto più vero per il sistema finanziario che ha la necessità di ottenere informazioni di qualità su come le aziende gestiscono i relativi rischi.

Dotarsi di Compliance e Gestione rischi in ottica sostenibile

Gestione sostenibile significa, infine, attuare verifiche interne di conformità anche con riguardo ai fattori ed ai rischi ESG.

Il termine compliance indica tutte le attività che hanno l’obiettivo di verificare il rispetto delle norme, dei regolamenti e delle buone prassi di cui l’azienda si è dotata allo scopo di essere riconosciute come eticamente corrette nei confronti di clienti, collaboratori, comunità locali, finanziatori.

In ottica ESG, la funzione compliance può contribuire alla sostenibilità di un’azienda intervenendo su comportamenti eticamente corretti, reputazione, analisi dei rischi anche non finanziari, dialogo con gli stakeholder, rispetto delle leggi, cultura e miglioramento continuo.

La sfida sta nel non limitarsi alla conformità alle leggi, andando oltre il loro mero rispetto, sviluppando un modo efficace per creare un coinvolgimento etico, un ambiente dove fare ciò che è giusto, anche quando nessuno sta controllando.

A tal scopo, può risultare estremamente utile il ruolo dell’audit interno nell’identificare tutti gli eventuali impatti negativi in ambito ESG da considerare nelle valutazioni aziendali, nel supportare il processo di raccolta dati e informazioni di natura non finanziaria per predisporre il bilancio di sostenibilità, nelle attività di verifica pianificate, includendo anche approfondimenti su temi legati ad aspetti sociali, ambientali e di governance.

Alla funzione di verifica di conformità, attuata anche in ottica ESG, andrà affiancata quella di gestione dei rischi finalizzata ad identificare le fonti di pericolo, valutandone il loro potenziale impatto e ponendo in atto le strategie necessarie per ridurre l’esposizione eccessiva.

Dal punto di vista della sostenibilità, i rischi sono relativi a eventuali pericoli e danni a cui l’azienda è o potrà essere esposta, con conseguenze di tipo reputazionale o materiali.

In particolare, tali rischi possono essere ricondotti alle seguenti categorie:

  • rischi di conformità: a leggi e regolamenti (come, ad esempio il famoso scandalo sulle emissioni del settore automobilistico negli USA, una prassi commerciale scorretta che comportava la manipolazione del sistema di controllo delle emissioni inquinanti);
  • rischi legali: derivanti da procedimenti giudiziali o di altra natura in cui l’azienda potrebbe essere coinvolta (per esempio, in seguito ad infortuni gravi occorsi ai lavoratori);
  • rischi reputazionali: come quelli che derivano dall’aver gestito in maniera non soddisfacente alcuni accadimenti che possono compromettere la fiducia degli investitori e delle comunità (per esempio, nel settore della moda, l’utilizzo di manodopera minorile da parte della catena di fornitori è un grave rischio reputazionale per il marchio e per l’azienda);
  • rischi operativi: che coinvolgono direttamente le attività tipiche dell’azienda (come, ad esempio, gli scarichi di acqua che non vengono attentamente controllati, oppure l’obsolescenza di alcuni prodotti che diventano non più graditi ai clienti perché causano emissioni nocive elevate);
  • rischi finanziari: quando gli accadimenti avversi si traducono in perdite o costi aggiuntivi (ad esempio, un aumento dei costi della gestione dei rifiuti legato alle caratteristiche di tossicità degli scarti della lavorazione, oppure l’accesso ridotto a risorse finanziarie a causa di un basso merito di rating ESG).



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