Fondo-Interprofessionale

L’uso dei Fondi Interprofessionali per la formazione sulla Compliance aziendali

18 ottobre 2023

di Giovanni GALVAN

Oggi il quadro delle Compliance che riguarda le aziende è sempre più complesso, solamente a titolo di esempio possiamo ricordarne alcune: GDPR (Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati); Direttiva sul Copyright dell’UE; normative fiscali e contabili, sull’occupazione e i diritti dei lavoratori, sulla sicurezza alimentare e dei prodotti, sulla sostenibilità, sul commercio elettronico, sulla concorrenza, sulla sicurezza informatica, oltre a tutte quelle specifiche di settore.

Queste norme possono essere modificate nel tempo.

Pertanto, è fondamentale che le aziende rimangano aggiornate sulle leggi ed i regolamenti che si applicano alla loro attività e si conformino costantemente ad essi per evitare sanzioni e problemi legali.

Molto spesso, di fronte al costo di una consulenza su uno o più aspetti della Compliance aziendale, l’impresa, specie se PMI o microimpresa, ha un problema di budget.

Va però considerato che, rispetto al costo totale della consulenza e della certificazione, una certa quota, spesso significativa, è rappresentata dalla formazione dei lavoratori sulle procedure previste dall’introduzione di una nuova Compliance all’interno delle attività aziendali.

Questo costo può, in molti casi, superare anche la metà del costo totale, essendo composto infatti da molte ore di docenza ed affiancamento da parte dei professionisti che assistono l’azienda per l’ottenimento della certificazione.

Per questo motivo è possibile accedere ai contributi dei Fondi Interprofessionali paritetici per la formazione continua.

Cosa sono i Fondi Interprofessionali

I Fondi Interprofessionali Paritetici (costituiti con pari poteri dalle Parti Sociali, ovvero sindacati dei lavoratori ed associazioni di impresa), istituiti con la legge 338/2000 e nati operativamente nel 2003, rappresentano una grande occasione per il mondo del lavoro che ancora oggi non viene del tutto sfruttata. 

Questi Fondi gestiscono oggi il gettito dello 0,30%, la quota per la formazione continua (a carico del datore del lavoro ed obbligatoria anche in caso di non versamento ad un Fondo), di circa 11 milioni di lavoratori e sono in continua espansione. Questa quota dello 0,30% corrisponde a circa 50 euro a lavoratore all’anno.

Dal 2003 sono nati 22 Fondi (dei quali 3 già chiusi dal Ministero del Lavoro e 3 dedicati esclusivamente ai dirigenti) che rispecchiano varie realtà della rappresentanza

Nessuna norma impone una scelta vincolata alle imprese e ciascuna impresa può aderire a qualsiasi Fondo.  Da qui nasce un’ampia scelta che proviamo a descrivere nelle linee generali:

  • Fondimpresa, nato da Confindustria – CGIL CISL UIL, è di fatto un fondo “universale” dove confluiscono migliaia di imprese e milioni di lavoratori (circa 5 man) e molti di questi nulla hanno a che fare con il comparto industriale (in teoria della grande industria) rappresentato dalla parte datoriale. 
  • Fondo PMI si rivolge alle PMI, specie del settore manifatturiero, anche se non mancano presenze importanti di altri settori (Commercio, etc.)
  • Il commercio comunque è il target condiviso da For.Te (Confcommercio) e Fon.Ter (Confesercenti) che però hanno in comune gli stessi sindacati di categoria, sempre della Triplice. Tuttavia, le imprese di commercio e servizi sono sparse in molti altri Fondi, mentre non esistono invece altri Fondi che corrispondano pienamente ad altri importanti comparti, come ad esempio il trasporto e logistica oppure la sanità privata.
  • Ci sono poi una serie di Fondi molto specializzati, più che per comparto, per tipologia di impresa, come Fondartigianato, Fon.Coop, Fondoprofessioni, Fondo Banche ed Assicurazioni, Fonder (aziende religiose afferenti alla Conferenza Episcopale Italiana), Fonservizi (aziende a capitale pubblico specie municipalizzate), Foragri. Ciò non toglie che ciascuno di essi si ritrovi moltissime imprese non coerenti con la natura della rappresentanza che costituisce il Fondo.
  • Esistono poi due fondi in cui è il Sindacato che fa la differenza, a prescindere dal comparto, come Fonditalia e Fondolavoro dove c’è UGL e che associano imprese di tutti i tipi.
  • Per quanto riguarda Fonarcom e Formazienda, rispettivamente il primo ed il terzo fondo per numero di lavoratori, la parte sindacale è Confsal, presente anche nell’ultimo nato Fondo Conoscenza.

Come finanziano la formazione i Fondi Interprofessionali

I Fondi mettono a disposizione le proprie risorse principalmente in tre modi:

  1. tramite Avvisi che erogano aiuti di stato alle imprese di tutte le dimensioni e tipi e che si svolgono tramite la creazione di graduatorie;
  2. tramite Conti Formativi Aziendali, dove vengono accantonate per un certo periodo le risorse 0,30% delle singole imprese di solito medio – grandi, per un accesso diretto senza bando;
  3. tramite voucher per corsi a catalogo già progettati.

Il ruolo dei Consulenti per la compliance aziendale

Normalmente questi Consulenti sono soggetti che godono della fiducia delle imprese e che possono aiutarle ad accedere ai contributi dei Fondi Interprofessionali.

Tutti questi professionisti (o le imprese che forniscono questo tipo di servizi) dovrebbero avere consapevolezza che una parte significativa della loro attività di consulenza è composta appunto dalla formazione, che i Fondi Interprofessionali possono finanziare.

All’interno dei piani formativi finanziati dai Fondi, infatti, il consulente può essere finanziato nel suo ruolo di docente e progettista degli interventi formativi (quindi non solo per le ore di aula che ha sviluppato).

È importante quindi che chi si occupa di Compliance aziendale sia ben informato sulle opportunità offerte dai Fondi Interprofessionali e sappia proporle ai propri clienti in maniera consapevole, magari in partnership con Enti di formazione e dei consulenti del lavoro delle aziende stesse.

Intervento di Giovanni GALVAN, Esperto strumenti per le Politiche Attive del Lavoro



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