Legge Whistleblowing

Verso una legge globale a difesa del whistleblower

06 July 2021

di Caroline RAAT

È facile pensare che frodi, riciclaggio di denaro, corruzione e violazioni dei diritti umani avvengano principalmente “in un’altra parte del mondo”. Però, a seconda della prospettiva, tutti noi viviamo “nell’altra parte del mondo” per cui, questo paradigma non aiuta quando si guarda all’integrità, alle malefatte e a coloro che cercano di prevenirle e segnalarle. E, non aiuta soprattutto in una società globalizzata.

Invece, è tempo di riconoscere che le persone sono persone e che le violazioni dell’integrità (e la disonestà) avvengono in tutto il mondo.

E le ritorsioni verso gli informatori (whistleblowers) che riportano le malefatte sono universali: né i singoli trasgressori né le organizzazioni – che non sono riuscite a intercettare i whistleblower – intendono essere smascherate. Di solito le organizzazioni si trovano in una posizione di forza per cui possono minacciare gli informatori o addirittura fargli di peggio. Le violazioni e le ritorsioni hanno tipologie e dimensioni diverse.

Gli informatori hanno bisogno della migliore protezione e di supporto legale e finanziario. Non solo per il loro bene ma soprattutto perché denunciare illeciti è nell’interesse generale di tutti noi.

Quando si parla di violazioni di leggi e regole che devono essere segnalate quello che colpisce è l’evidente squilibrio di potere. I trasgressori, sia persone singole sia (dipartimenti di) organizzazioni, sono stati messi in condizione di poter agire a loro piacimento e, di farla franca. Alcuni esempi possono aiutare a capire: le multinazionali che corrompono un regime straniero per un contratto petrolifero; oppure per far distogliere lo sguardo e avere “mano libera” per distruggere le foreste pluviali; i funzionari delle amministrazioni locali che non rispettano leggi e regolamenti e fanno ottenere un permesso di costruzione ad un imprenditore amico; i direttori di ospedali che cercano di sbarazzarsi delle cartelle cliniche dei pazienti per coprire gli errori medici. In tutti questi casi, i trasgressori si sentono autorizzati a farlo “perché possono” e perché cercano di facilitare e proteggere sia se stessi sia le persone a cui si sentono legati.

Questo comportamento non è solo illegale ma produce notevoli danni poiché esclude coloro che non sono inseriti nel “network giusto”. Chi è al di fuori del “network giusto” di solito non può combattere queste ingiustizie perché gli mancano i mezzi, le prove e un’autorità indipendente a cui rivolgersi; e talvolta, non sono nemmeno consapevoli di ciò che sta realmente accadendo – infatti, a prima vista, sembra che non ci sia nulla di sbagliato nel permesso concesso all’imprenditore locale o nello smarrimento delle cartelle dei pazienti. Ed è qui che entrano in gioco gli informatori (i whistleblower): la loro funzione sul posto di lavoro gli consente di avere la conoscenza delle vere motivazioni, degli accordi segreti e delle tracce cartacee. Tuttavia, questa conoscenza porta a un conflitto morale interiore. Anche loro si sentono – e spesso lo sono – esclusi e sono considerati orribili “guastafeste”, “pazzi” e “risentiti” o addirittura “vendicativi”.

INCIDENTI E VIOLAZIONI

Se nell’organizzazione manca una cultura aperta – che facilita la discussione – oppure mancano adeguati meccanismi di segnalazione, l’informatore (whistleblower) non ha molta scelta se non quella di segnalare il caso all’esterno. Qui non si sta parlando di incidenti come ad esempio piccoli ammanchi di cassa (violazioni in genere sono commesse dal personale di livello più basso). Segnalare questo comportamento di solito non è mai un problema. In questi ambiti, i sistemi “Speak up” funzionano piuttosto bene.

Purtroppo, quanto più le violazioni sono a livello elevato tanto più il comportamento è accettato e strutturato e tanto maggiore è il rischio di ritorsioni. Le ritorsioni possono assumere forme diverse. Si va dalla minaccia di violenza, ai danni alla reputazione, alle contro-indagini, a procedure legali e sanzioni disciplinari; c’è di tutto.

Le segnalazioni esterne – alle forze dell’ordine, alle strutture tipo “difensori civici” (ombudsman), alle autorità di segnalazione o ai media – sono viste sempre come una minaccia da parte delle persone al potere. Spesso fanno di tutto per evitare di perdere la propria faccia e la propria posizione. Inoltre, si trovano ad operare in un network che si occupa delle violazioni in modo comprensivo e nascosto e che, certamente, non cambia la cultura che facilita le azioni illecite. In questi tipi di organizzazioni, il whistleblower perderà e gli illeciti continueranno. Per evitare che ciò accada, dobbiamo proteggere gli informatori.

DAL LAVORO SPORCO AL RICONOSCIMENTO DI NORMALITÀ

Finora, i casi di informatori sono stati trattati come normali controversie di lavoro. C’è un conflitto; un malfunzionamento nella prestazione lavorativa o un problema di salute, e l’informatore deve lasciare l’azienda. I datori di lavoro riescono piuttosto bene a presentare come conflitti, i casi relativi ai whistleblower e il giudice, purtroppo, non sempre ci riesce a individuare queste situazioni. Questo è il motivo per cui c’è una bassa percentuale di successo per gli informatori e i loro avvocati. Alcune volte, gli informatori affermano con successo che i loro diritti umani – i.e. la libertà di parola – sono stati violati. In entrambi i paradigmi, l’ostacolo più difficile è l’onere della prova. Il whistleblower deve dimostrare che la ritorsione del datore di lavoro è stata causata dalla sua segnalazione. Il problema nasce dal fatto che la maggior parte dei datori di lavoro nega – spudoratamente – la relazione causale fra la segnalazione e la ritorsione e le tracce cartacee di ritorsione sono difficili da portare, per questo si tratta spesso di una missione impossibile.

Nella direttiva UE sui whistleblower (informatori), l’onere della prova sarà invertito. Questo è un grande passo avanti:

  1. sia per la protezione dei whistleblower,
  2. sia per far emergere un settore specializzato del diritto.

Altre domande correlate che devono essere esaminate riguardano inoltre:

  • Quando un problema è abbastanza importante (grande) da poter essere segnalato?
  • Quali requisiti (standard) devono soddisfare i datori di lavoro e i dipendenti e,
  • In che modo i whistleblower vengono compensati o ricompensati per aver denunciato? E ancora,
  • Quale autorità si vuole riconoscere alle agenzie governative che si occupano di investigazione, supervisione e protezione?

Questo significa che le segnalazioni e l’assistenza legale agli informatori potranno uscire dall’ombra dell’attivismo e del sospetto. Gli avvocati specializzati potranno svolgere il proprio lavoro con orgoglio e ricevere un compenso equo, preferibilmente pagato da un’autorità indipendente o dal datore di lavoro. Gli informatori non saranno più considerati cospiratori, falliti, ingenui, pazzi o in qualsiasi altro modo siano stati etichettati negli ultimi decenni. I tribunali dovranno ascoltare, non solo i racconti delle ritorsioni, ma anche le prove dell’illecito denunciato nell’interesse pubblico.

 

Intervento di Dr. Caroline RAAT  MA, LLM esperta di integrity e libertà di informazione e autrice su www.riskcompliance.nl

 



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