Codice Etico Deontologia

Crisi Culturale in banca

14 May 2017

di Marco FERFOGLIA

Le banche italiane sono ancora impegnate ad affrontare una crisi del settore di lunga durata e dalle profonde radici. Al momento il banco degli imputati appare alquanto affollato da disparati soggetti; ovviamente occorrerà del tempo perché le sentenze, non solo quelle di natura legale, vengano emesse.

In questo scenario i commentatori e gli economisti non sottolineano a sufficienza la conseguente forte crisi di fiducia generata nei confronti delle banche. Pertanto le banche stesse, per riconquistare la fiducia dissipata, dovrebbero ripartire dai buoni comportamenti e ricostruire tra i loro organici forti competenze operative e culturali orientate al “fare banca”.

Fiducia ed educazione finanziaria
Partendo dai vertici, si osserva che taluni banchieri di “lungo corso” hanno gestito la banca come se fosse “cosa propria”.
Risultano poi evidenti e numerose le “omissioni” dei controllori, sia interni che esterni alle banche; i quali certamente hanno operato con certosina attenzione, in ogni caso svolgendo controlli più formali che sostanziali.

I mass media, nell’analizzare la situazione, si sono accaniti a stigmatizzare l’impreparazione e la vulnerabilità di molti clienti, e quindi a proporre modelli di educazione finanziaria fra tali clienti, ovvero “fuori dalla banca”. Si può, tuttavia, veramente sostenere che questo sia il lato debole del contesto bancario? Il cliente?
Risulterebbe più razionale e sensato iniziare “dentro la banca”, focalizzando al suo interno interventi che possano tenere in considerazione anche i vecchi modelli formativi basati sulla qualità della conoscenza.

Formazione scolastica e professionale
Questa situazione generata dai cattivi comportamenti è stata sicuramente affiancata nell’ultimo ventennio da un palese “deficit di cultura bancaria”. Numerosi sono i fattori che si possono ancora osservare e che confermano una forte disattenzione verso i “rudimenti del mestiere”, utili per gestire o semplicemente per lavorare con un’ordinaria competenza in banca, eccone alcuni:
– Presso le Scuole Superiori l’insegnamento della “Tecnica bancaria” è stato conglobato da oltre un decennio nell’insegnamento della “Gestione aziendale”, con notevoli carenze in termini d’interesse verso i relativi argomenti.
– Le Università ed i Master tendono a proporre una cultura di tipo anglosassone fortemente indirizzata ad una gestione di breve periodo privilegiando “sua maestà la finanza”. Conseguentemente studenti ed operatori anche specializzati si possono trovare in difficoltà nell’interpretare le evidenze della “centrale rischi” di un cliente in difficoltà.
– Le Banche, salvo qualche sparuta eccezione, per ridurre i tempi ed i costi, non si dotano più dei dimenticati corsi dedicati ai neoassunti.
Con un po’ di nostalgia per i tempi andati, si ricorda che la Banca Commerciale ed il Credito Italiano progettavano per tutti i dipendenti dei programmi strutturati di apprendimento, abbinati a percorsi lavorativi presso i vari uffici (job rotation).
Alla fine venivano effettuati degli esami di verifica presso le relative direzioni centrali, ed i più bravi venivano proposti per degli “avanzamenti di carriera standardizzati”.

Professionalità degli esponenti bancari
Questi ragionamenti valgono ancor più per gli esponenti bancari ed i relativi manager; per gli stessi la “vigilanza” (Banca Italia e BCE) deve poter verificare l’adeguatezza dei profili di “professionalità, onorabilità ed indipendenza”.
Ad avviso di chi scrive I regolamenti ministeriali di riferimento contemplano una verifica orientata eccessivamente sulle esperienze pregresse e meno sulle effettive conoscenze, ad esempio: “L’amministratore delegato e il direttore generale devono essere in possesso di una specifica competenza in materia creditizia, finanziaria, mobiliare o assicurativa maturata attraverso esperienze di lavoro in posizione di adeguata responsabilità e per un periodo non inferiore ad un quinquennio.”

Ad onore di cronaca la Bce, insieme ad altri organi di controllo, stanno per formulare delle nuove linee guida relative ai “requisiti di idoneità”, tra questi si palesa anche un nuovo vincolo affinché sia riconosciuta la “preparazione e formazione dei membri dell’organo di gestione della banca”.

Conclusioni
Il percorso per ripristinare, con una certa serenità, un quadro di sostanziale fiducia nella clientela bancaria appare lungo e non proprio semplice. Sicuramente tale percorso deve ripartire dalle singole banche che debbono, a seguito di un processo ragionato di autocritica, ristabilire percorsi di formazione basati sulla definizione di forti competenze professionali, non solo riferite alle esigenze dettate dal raggiungimento di “budget sfidanti”.

Si vuole segnalare nel panorama italiano un’iniziativa spontanea espressa dall’ “Associazione dei Professionisti di Banca AnalisiBanka” che si prefigge, senza ambizioni risolutive, di generare tra gli operatori uno scambio informativo e culturale sulle problematiche del settore creditizio. (www.analisibanka.it).

  • Ascanio Graziosi

    La crisi delle banche non è un fenomeno recente, ma datata ed è connessa alla cultura bancaria e alle connessioni con il mondo politico. La memoria storica ci ricorda il fenomeno della massiccia sottoscrizione dei BOT, che è stato un investimento privilegiato – alto rendimento a rischio zero -, certamente preferibile al finanziamento delle attività produttive che richiede la valutazione del Progetto che non s’improvvisa, ma si costruisce con la daily exposure to risk. Il comportamento negligente è stato sicuramente favorito (voluto) dalla politica economica dei governi. Ai giorni nostri, i ricorrenti scandali e commistioni hanno aggiunto altri elementi allo scadimento del lavoro bancario. Purtroppo, la crisi di fiducia non è limitata al settore bancaria, ma è percepibile come fattore sociale.

    • marco ferfoglia

      La crisi di fiducia generalizzata è sicuramente un fatto complesso ed articolato. Va affrontato nel suo complesso, provo a dare delle indicazioni: 1 certezza del diritto, chi ha sbagliato pghi non patteggi, unico Tribunale Reati Bancari 2. accesso alla cultura per i consumatori, debbono rassegnarsi ad un mondo costellato di rischi non solo benefici, 3 Scuola per preparare i ragazzi 4 Dentro le banche per recuperare il tempo perduto. Grazie per le osservazioni dr Graziosi. Firmato Ferfoglia Marco

  • Domenico Dal Mas

    Ad onor del vero tirare in ballo la preparazione tecnica dei manager e degli Organi di governo appare quanto meno riduttivo del problema. Perche’ non dire che “scaricare le responsabilita’ ” in capo alle banche nonostante le stesse abbiano subito piu’ di altri la crisi ( sofferenze in pancia dicet) e’ azione facile di certi polticanti improvvisati. Perche’ non dire che la cultura finanziaria di molta clientela ( aiutati da leggi mai chiare e da professionisti poco deontologici) e’ servita solo a contrastare le normali azioni di recupero del credito insolvente?. Ammettere che le banche stanno facendo da “ammortizzatore sociale” senza che ad esse nulla venga riconosciuto in termini di immagine non e’ scandaloso?

  • marco ferfoglia

    Rispondo all’interessante intervento di Dal Mas. Se ho ben capito dice che non è facile generalizzare! Vero! che le banche siano le sole colpevoli, va verificato ovviamente, forse la fila è lunga. Sicuramente molte banche, forse quelle meno conosciute e nominate, sul territorio hanno mantenuto comportamenti, ma soprattutto relazioni con i singoli clienti di durata e qualità “portando la corce e cantando la messa”. Ma nessuno o quasi se ne accorto. Altre non si sono comportate nello stesso modo, inficiando gli sforzi anche individuali…… il risultato… alla fine paga il contribuente…direttamente o meno…

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