Governatore Visco

Sul Governatore

04 October 2017

di Daniele Corsini e Gerardo Coppola

 

Dalla notte dei tempi la nomina elettiva o su designazione dei cittadini a ricoprire cariche pubbliche è un tema di grande interesse e irresistibile fascino.
Il mondo classico è ricco di esempi e aneddoti per giungere a fissare le migliori regole per scegliere ottimi governanti. Una deliziosa favola di Fedro sulle rane e il re racconta molto degli interessi in gioco e delle sollecitazioni che vengono dai sudditi quando si discute di chi sia il sovrano più gradito.

Ed allorché le rane, chiassose e dissolute di Fedro, chiedono a Zeus di nominare un re visto che non riescono ad accordarsi, questi le accontenta con un re veramente inconsistente e senza valore: un Travicello.
Le rane si risentono, ritornano da Zeus e questa volta si ritrovano l’esatto opposto del primo, un re tiranno, cioè una serpe che inizia a divorare quelle improvvide.

Dai secoli dei secoli, Fedro sembra consigliarci che è meglio tollerare una situazione spiacevole che cambiarla in peggio. Una versione ante litteram di ottimo paretiano.

Questa favola ci è venuta in mente ora che già da qualche tempo è iniziato l’assalto politico/mediatico alla Banca d’Italia per la riconferma o meno del Governatore Visco. Nessuno però ne indica meriti o demeriti, cioè spiega perché debba essere confermato o sostituito; sono spesso prese di posizioni per conto terzi, a seconda delle convenienze politiche o peggio ancora partitiche, a tenere aperto il dibattito.

È indubbio che il Parlamento – oggi in scadenza – non abbia gran voce in capitolo nella nomina del Governatore, in quanto la procedura è estremamente articolata e coinvolge i massimi vertici dell’ordinamento repubblicano, con una posizione di rilievo del Capo del Governo e del Presidente della Repubblica.

L’articolo 19, comma 8, della Legge 28 dicembre 2005, n. 262 (Disposizioni per la tutela del risparmio e la disciplina dei mercati finanziari) dispone infatti che la nomina del Governatore è disposta con decreto del Presidente della Repubblica, su proposta del Presidente del Consiglio dei ministri, previa deliberazione del Consiglio dei ministri, sentito il parere del Consiglio superiore della Banca d’Italia. Il procedimento si applica anche per la revoca del governatore.
La sua carica, fino al 2005 senza limite di mandato, dura ora sei anni, rinnovabile una sola volta.

È anche fuor di dubbio che la riconferma o meno del dr. Visco sarebbe opera di un governo che potrebbe essere completamente diverso nel 2018, dopo le elezioni politiche. Travicello o Tiranno che sia il governatore appena nominato, ci si potrebbe trovare nella circostanza che il prossimo governo possa non essere d’accordo con le scelte di lungo termine che si stanno prefigurando in questi giorni.

Non poche sono le istanze che, relativamente al sistema creditizio, sono infatti da affrontare e risolvere in una prospettiva che richiederà diversi anni; istanze per le quali la sintonia tra Governo e Governatore della Banca d’Italia, ferme rimanendo le prerogative di indipendenza di quest’ultima, dovrà essere assoluta.

Tra queste, ricordiamo l’avvio della riforma del sistema del credito cooperativo, che nel suo insieme rappresenta la terza banca del paese, l’attenzione al processo di consolidamento avviatosi in questi mesi con il salvataggio di un cospicuo numero di banche locali, e probabilmente destinato a continuare e con la chiusura di 6000 sportelli tra il 2008 e il 2017 di cui ben 1.000 nel primo semestre di questo anno. Sono questioni di natura strutturale che si associano ad altre non meno importanti richiamate proprio in data odierna nel convegno Buona Finanza a Roma che ha visto la partecipazione di Padoan, Camusso, Patuelli e Megale. L’enfasi può ovviamente essere diversa da oratore a oratore ma le preoccupazioni sono comuni a tutti. Permane ancora l’elevato stock delle sofferenze bancarie nette che a luglio 2017 sono ancora pari a 66 miliardi (36 nel 2010).

Parimenti in questo lungo elenco si possono annoverare la necessità della riconfigurazione industriale del sistema ancora troppo labour intensive (fino al 2023 le uscite nette dal sistema sarebbero oltre 50.000) con la necessaria crescita del tasso di automazione dei servizi bancari, le trattative in sede europea su questioni vitali come la costituzione di un fondo di garanzia dei depositi tra i paesi dell’Unione, la ricapitalizzazione diretta delle banche da parte dell’ESM, la maggiore autorevolezza possibile con la quale esercitare l’assimilazione delle peculiarità istituzionali a quelle dell’Unione bancaria e la gestione condivisa delle maggiori problematiche. Non è un elenco esaustivo, ma dà di per sé l’idea della portata delle questioni in gioco.

È infatti in discussione un processo di ammodernamento del sistema bancario che è questione vitale per la capacità della nostra economia di competere con i nostri naturali concorrenti e che è giocoforza destinato a svilupparsi in una logica di medio periodo.

La nostra proposta è allora semplice: proroga dell’attuale Governatore fino alla costituzione del nuovo governo nel 2018, che, dopo il voto, potrà occuparsi della sua riconferma o della sua sostituzione con più legittime motivazioni, in un contesto di regia strategica delle rilevanti problematiche prima menzionate.

Come ci ricorda Fedro se ognuno di noi ha quel che si merita, come governanti almeno rispettiamo questo principio fino in fondo: è sempre il bello della democrazia e fa nulla che il nuovo Governatore non debba andare in Parlamento a rendere conto di che cosa farà, come accade invece in USA, per la Federal Reserve e in Europa per la Bce, quando si sceglie un nuovo Presidente.

 

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